Italian Press


BABILONIA – RECENSIONI (estratti)


…ritmiche serrate, bassi e una sessione di fiati che costruiscono linee melodiche impeccabili e decisamente azzeccate. Impeccabile anche il gioco a due voci che reggerà tutto il disco: in questo specifico caso troviamo quella maschile di Pacha Mama che costruisce questa specie di rap per tutto il verso, mentre sul ritornello entra in gioco la voce di Maya che costruisce una nuova linea melodica carica e grintosa. Babilonia è un disco che funziona, ci sono molte idee interessanti e la costruzione di questo sound così internazionale e allo stesso tempo così familiare è sicuramente uno dei punti di forza dei Riserva Moac. I Riserva Moac hanno saputo giocare bene le loro carte, portando alla luce un bel disco che si ascolta con piacere e che ha parecchio da dire; l’ascolto è consigliato. Mirco Calvano (seesound.com)

Ottimo disco il nuovo di Riserva Moac. Denso, quadrato, differenziato con equilibrio. Ricco sia in quantità che in qualità. Perfettamente in linea con il titolo, “Babilonia”, e con la prospettiva che la formazione molisana segue ormai da diversi anni.  È evidente che l’ensemble punta sulla lavorazione dei dettagli – che riesce a definire con estrema cura e originalità – ma il risultato è legato anche a qualche tratto di estemporaneità che ha resistito fino alla fine della produzione dell’album.  Daniele Castellini (blogfolk.com)

Babilonia è il nuovo disco del combo, dieci tracce che connotano una direzione ammodernata dello stile sebbene conservando dentro il furori dolciastri di lotta, unità e solidarietà di sempre, un disco che istiga e stimola al movimento “ideale e fisico”; del tutto pleonastico sottolineare l’impossibilità di restare indifferenti all’esplosività vitale di questa band. …caleidoscopio vorticoso di vita e grooves nel quale – una volta saliti a bordo – non scendereste mai. Garantito! Max Sannella (shiverwebzine.com)

Un ciclone di musica e di strumenti. Una tavolozza di generi musicali, spesso solo accennati, attinti dai colori del mondo. Una vivacità che coinvolge e travolge. Sonorità popolari tra le quali spesso si nascondono testi che attingono a tematiche attuali. Tutto questo è “Babilonia” Giorgio Pezzana (musicamag.com)

La loro parola d’ordine è “contaminazione”,Babilonia ne è un esempio perfetto con i ritmi balkan beat che incontrano la musica mediterranea e il rap, la world music e l’elettronica si mescolano con i richiami della musica araba. Una forza coinvolgente che non tradisce lo spirito dei precedenti lavori “Bienvenido” “La Musica Dei Popoli” Il collettivo molisano mostra tutta la sua bravura nel saper suonare gli strumenti supportati dalla forza degli ottoni della Bukurosh Balkan Orkestra e nella particolarità di alternare in ogni brano la voce femminile e la voce maschile. Non resta dunque che premere play  e lasciarsi travolgere dal loro sound e dalla loro  freschezza. Annalisa Nicastro (sound36.com)

Il loro suono è una festa sonora con musiche da tutto il mondo, l’incedere canoro è molto simile al ragamuffin, e rende molto bene avendo anche una voce femminile. La produzione di Marco Capaccioni e Alberto Brizzi del Sound Studio, coadiuvati da Francesco Bruni rendono l’album superiore per produzione e resa dei suoni. Il miglior gruppo globale italiano, che sarebbe una contraddizione in termini definirlo così ma è vero.
Massimo Argo (iyezine.com)

Una voce femminile (Mariangela Pavone) e una voce maschile (Fabrizio Russo) unite dai colori della musica dei popoli: questa può essere la descrizione di Babilonia il nuovo album dei Riserva Moac. La musica potente e trascinante non copre i testi sociali e significativi, che cantati con entusiasmo trasportano l’ascoltatore in giro per il mondo in una danza liberatoria. …I Riserva Moac riescono a attirare l’attenzione con la musica, proponendo testi che sono fotografie sulla realtà… Babilonia è un album “sociale” che va oltre la musica, è impegnato, ma non impegnativo, ci si può anche far solo prendere dal ritmo, è libertà e liberatorio, è un confronto tra le culture, abbattendo muri spesso solo mentali. Gli arrangiamenti riescono bene a mescolare questa contaminazione arabeggiante, sudamericana, mondiale in un etno-folk contemporaneo, facendo uscire la Riserva Moac dalla musica italiana per raccontarci il mondo a tinte forti. Impossibile non restarne colpiti e “spegni la tv e esci a far festa”, oltre i confini.
Barbara Bottoli
(mescalina.it)

Sotto l’aspetto musicale i nostri incorporano un global folk che fa ballare e non permette ai piedi stanchi di fermarsi nemmeno per un momento, un concentrato di energia coadiuvata da strumenti inusuali e la presenza essenziale di Marco Capaccioni, Alberto Brizzi e dal musicista programmatore Francesco Bruni. Un disco perfetto in ogni sua forma, registrato magistralmente e ricco di incursioni che vanno da Master App, Salia, Big Roma, White Widow, passando per Erriquez della Bandabardò; musica in evoluzione, musica che non si stanca di far sentire la propria voce al mondo intero, una musica che supera i confini e ci regala un messaggio importante più che mai in questi tempi colorati di verde sulle pareti dell’Expo. indiepercui.alervista.com

Dalle gore di quell’universo sinistroide che negli ultimi vent’anni ha partorito tanti bravi artisti (99 PosseBandabardò Ratti della Sabina, ¡Folkabbestia!, Modena City Ramblers,  ecc.) la Riserva Moac è tornata con un disco tanto maturo quanto rischioso, ma non per questo meno ballabile. In fondo è questo l’obiettivo che i riservisti perseguono: indurre le persone ad aprire la mente senza smettere di fare baldoria.
Francesco Mendozzi
(storiadellamusica.it)

…una spirale capace di attrarre ogni evento sonoro capiti a tiro: voci maschili, femminili, rock, contaminazioni elettro-soft, levare, fiati tiratissimi, ottimi arrangiamenti.
Luca Gori (distorsioni.net)

Babilonia, …un mondo bellissimo, pacifico, spinto dal rispetto, dall’abbracciare i sentimenti e il proprio essere come individui umani, parte di un unico organismo che respira, che soffre e che ci nutre. Un mondo che mi auguro, e che continuerò a sognare sulle note di queste dieci tracce, e che consiglio assolutamente come ascolto a chiunque non abbia paura di essere spazzato via da un muro di suoni e parole. Giulia Mancini (uraganoelettrico.it)

…il movimento è la quintessenza dell’arte, e la prorompente sponda cromatica della Riserva Moac disegna con “Babilonia” tele surreali di grande impatto emotivo, lucide simbiosi di cooperazioni intertribali. Sarebbe fin troppo facile e riduttivo leggere nella “Babilonia” solo la passione per la coscienza dell’atto underground e l’annullamento dei confini culturali metropolitani: il fil rouge della gamma emozionale amplia il respiro dei Riserva MOAC in un orizzonte ben più ampio e seducente, volutamente sbilanciato nell’eludere il vuoto di una modernità facile e scontata.  Fabrizio Ciccarelli (ocanerarock.it)

Nuovo ed entusiasmante lavoro dei molisani Riserva Moac che nel corso di questi anni hanno accentuato la loro attitudine glocal. Vittorio Lanutti (freakoutmagazine.it)

ENG

… Tight rhythms and bass, and a brass section that creates and adds impeccable melodic riffs which match the other instrument parts perfectly. The mix-matching of the two vocal parts also play an important role throughout the whole album, in this particular case the male vocalist Pacha Mama who uses a rap style vocal part in the verse, while in the chorus Maya’s vocals come in to play, building a whole new melodic structure, in a burst of power and energy. Babilonia is an album that has an impact, there are so many different and interesting ideas and the creation of this sound, which is highly international and yet so familiar at the same time,  is definitely one of the strong points of Riserva Moac. Riserva Moac have succeeded by dealing all the right cards, revealing a beautiful album that you listen to with pleasure and which has a lot to say; listening is recommended. Mirco Calvano (seesound.com)

Fantastic new album from Riserva Moac. Full of depth, complete, differentiated with balance. Rich both in quantity and in quality. In perfect harmony with the title, “Babilonia”, and with the focus points that the band from Molise has been following for several years. It is evident that the ensemble focus on detail – which has been defined with care and originality – but the result is also related to several impromptu stretches that have endured to the end of the album’s production. Daniel Castellini (blogfolk.com)

Babilonia is the new album from the band, ten tracks that connote a modernised management style while keeping within the sweet-sour passion of struggle, unity and solidarity always present, an album that instigates and inspires movement, both “ideal and physical”; entirely superfluous to point out the impossibility of remaining indifferent to the explosive vitality of this band. … a swirling kaleidoscope of life and grooves in which – once boarded – you’ll never want to step off. Guaranteed! Max Sannella (shiverwebzine.com)

A musical and instrumental cyclone. A palette of musical genres, often only hinted at, drawn from the colours of the world. A vitality that involves and overwhelms. Traditional sounds amongst which you will often find hidden texts about current issues. All this is “Babilonia”. Giorgio Pezzana (musicamag.com)

Their slogan is “contamination”, and Babilonia is the  perfect example with Balkan beat rhythms that meet both Mediterranean music and rap; world music and electronic music are mixed with Arabic influences. A compelling force that does not betray the spirit of previous work “Bienvenido” and ” La Musica Dei Popoli”. The band from Molise shows all their skill in knowing how to play the instruments supported by the strength of the brass of Bukurosh Balkan Orkestra and the uniqueness in alternating the male and female voices in each song. All you have to do is press play and let yourself get carried away by their sound and their freshness. Annalisa Nicastro (sound36.com)

Their sound is a musical party with echoes from all around the world, the pace of singing is very similar to the ragamuffin, and it is specially effective and unique having also a female voice. The production of Capaccioni Marco and Alberto Brizzi at Sound Studio, assisted by Francesco Bruni make the album superior for production and the yielding of sounds. The best Italian global group, labelling it as such would seem a contradiction, but it’s the truth.
Massimo Argo (iyezine.com)

A female voice (Mariangela Pavone) and a male voice (Fabrizio Russo) united by the colours of a people music: this may be the description of Babilonia’s new album Riserva Moac. The powerful and capturing music does not suffocate the social and meaningful lyrics, sung with enthusiasm that carry the listener around the world in a liberating dance. … Riserva Moac manage to attract attention with their music, proposing lyrics that are photographs of reality … Babilonia is a “social” album that goes beyond music, it  is involved, but not demanding, you can also choose only to get carried off by the rhythm itself, it is freedom and liberation, a confrontation between cultures, knocking down walls which are often just in our heads. The arrangements have well succeeded in mixing this contamination  of Arabic, South American, global in a contemporary ethno-folk, taking Riserva Moac out of the usual Italian music thus telling us about the world in bright  captivating colors. It’s  impossible not to be affected and “turn off the TV and go out to party”, beyond the borders. Barbara Bottoli (mescalina.it)

From the musical point of view, they incorporate a global folk that makes you dance and does not allow tired feet to stop even for a moment, a bundle of energy assisted by unusual instruments and the essential presence of Marco Capaccioni, Alberto Brizzi, programmer and musician Francesco Bruni. A perfect drive in all its forms, masterfully recorded and rich incursions ranging from Master App, Salia, Big Roma, White Widow, through Erriquez Bandabardò; evolving music, music that does not tire of making its own voices heard throughout the world, music that crosses boundaries and gives us an important message more than ever in these times coloured with green on the walls of the Expo. indiepercui.alervista.com

The wars of that leftwing universe which has given birth to many great artists over the last 20 years (99 Posse, Bandabardò Sabina Ratti, ¡Folkabbestia !, Modena City Ramblers, etc.) Riserva Moac is back with a very mature, if not risky album , but not for this less danceable. After all, this is the main objective that the reservists pursue: to get people to open their minds without having to stop the fun. Francesco Mendozzi (storiadellamusica.it)

.. A spiral that captures any sound event that happens to be at reach: male voices, female voices, rock, electro-soft contamination, upbeat, explicit woodwinds and brass, excellent arrangements. Luca Gori (distorsioni.net)

Babilonia … a beautiful, peaceful, driven by respect, from hugging feelings and their own essence as human individuals, part of a single organism that breathes, that suffers and that feeds us. A world that I hope, and I will continue to dream of on the notes of these ten tracks, and I would absolutely recommend listening to,  to anyone who is not afraid to be blown away by a wall of sounds and lyrics. Giulia Mancini (uraganoelettrico.it)

… Movement is the quintessence, and explosive chromatic picturesque image of Riserva Moac , who, with “Babilonia”, draw surreal paintings of great emotional impact, shiny intertribal cooperational symbiosis. It would be too easy and simplistic to read in the “Babilonia” only passion for the consciousness of the underground act and the cancellation of the metropolitan cultural borders: the common thread of emotional range extends the breath of Riserva MOAC in a much broader and seductive horizon , intentionally unbalanced in evading the void of an easy and granted modernity. Fabrizio Ciccarelli (ocanerarock.it)

New and exciting work by Riserva Moac from Molise who during these years have accentuated their glocal attitude. Vittorio Lanutti (freakoutmagazine.it)

 


JACKPOT – RECENSIONI USCITA SINGOLO


MUSICALNEWS.COM di Giancarlo Passarella
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=25541&sz=2

Nettamente più potente e sempre piena di significato, per loro questo e’ un momento particolare in grado di …suscitare interesse e partecipazione anche su temi di scottante e scomoda attualità…. Con due dischi all’attivo, un singolo uscito nel 2012 ed un altro in uscita in questi giorni, la Riserva Moac è al lavoro su un nuovo album, presumibilmente in uscita in autunno. Nuove sonorità, stesso entusiasmo! La ricerca sonora che si alimenta delle culture del mondo è sempre il tratto distintivo della band, che trasforma la musica in un vero e proprio abbraccio tra i popoli….A noi i Riserva Moac sono sempre piaciuti e sin dagli esordi: un brano come Di vedetta sul mondo è spesso in rotazione sulle oltre cento radio che mandano in onda ogni giorno il mio format Il re del gancio…..

DAFENPROJECT.IT
http://www.dafenproject.it/2013/07/01/focus-on-jackpot-riserva-moac/

Nel nuovo singolo i Riserva Moac mostrano la loro solita energia, caratteristica costante di questa coinvolgente band! Con un sound molto più rockeggiante la loro musica acquista una maggiore potenza sonora. I ritmi Balkan, le influenze orientali e quel richiamo alla musica araba formano un mix potente che trascina a sé il pubblico! In questo loro nuovo progetto sono accompagnati da un grande della musica alternativa italiana qual è Erriquez della Bandabardò! Jackpot è la voce del popolo!

VOCIPERLALIBERTA.IT
http://www.vociperlaliberta.it/index.php?option=com_content&view=article&id=535:jackpot-il-nuovo-singolo-della-riserva-moac&catid=47:news-2013&Itemid=4

Ecco un nuovo brano potentissimo della Riserva Moac, band molisana vincitrice del Premio Amnesty Italia Emergenti a Voci per la Libertà 2004. JACKPOT conferma la mutata vena sonora della band, nettamente più potente e sempre piena di significato.

MYDREAMS.IT
http://www.mydreams.it/index.php/musica/item/716-erriquez-della-bandaberdo-e-riserva-moac-cantano-e-vincono-il-jackpot-della-crisi

Erriquez e la Riserva Moac cantano la crisi. In questi tempi in cui tutte le incertezze crollano, ecco che i personaggi più in vista del panorama musicale alternativo si divertono a provocare il loro pubblico cantando delle slot machine e dei gratta e vinci che sono diventati oramai l’unica nostra speranza.

MUSICPLACE.IT
http://www.musicplace.it/Il-suono-prorompente-di-Jackpot

La band consacrata nell’Arezzo Wave 2003, continua la sua ricerca musicale che si traduce in una fusione di stili, dal folk all’elettronico fino al rock più potente, con un ospite d’eccezione, Erriquez, il frontman dellla Bandabardò. Un contributo musicale che si esprime nel nuovo singolo Jackpot, che suona in modo potente con testi impegnativi, questa volta ispirati al mondo del gioco d’azzardo, rappresantativo di una situazione economica globale.


LA MUSICA DEI POPOLI – RECENSIONI


IL MUCCHIO di Federico Guglielmi
Non capita spessissimo di avere a che fare con artisti molisani, ed è quindi un doppio piacere salutare l’uscita di questo secondo album dei Riserva Moac, a quattro anni di distanza da Bienvenido: ” doppio” perchè, questioni geografiche a parte, “la musica dei popoli” costituisce uno dei migliori esempi recenti di contaminazione tra etno-rock e canzone d’autore. Attraverso 13 tracce, tra le quali la rilettura riarrangiata di Andare Camminare Lavorare di Piero Ciampi, l’ensamble di Campobasso, dà sfoggio di buone doti nell’amalgamare con energia, dinamismo e freschezza le sue molteplici radici, con poche cadute di tono sotto il profilo compositivo e il punto di forza della costante interazione fra le voci maschile (Fabrizio Russo) e femminile (Mariangela Pavone, da applausi).

ROCKERILLA di Ianira De Ninno
Abbattere le barriere tra i popoli, rendere le diversità punti di unione attraverso la musica, questo si propongono i Riserva Moac, ne ‘La Musica dei Popoli’ Il risultato è un caleidoscopio di suoni e colori, dove le chitarre elettriche si fondono con le zampogne, lo Ska col Folk mediorientale, le fisarmoniche effettate con i suoni metropolitani, l’elettronica con la canzone napoletana e le due voci, maschile e femminile, creando un vero sound globale ed unico. Ogni canzone è un piccolo mondo da esplorare.

ROCKIT di Eleonora Chiari
E’ un grande banchetto e nel piatto ricco mi ci ficco. Ognuno ha portato del suo, i sapori della sua terra. E lì ci si nutre di cibo e di musica. Così quelli della Riserva Moac sono gli invitati preferiti che animano la serata e contribuiscono enormemente a renderla unica. Ottimo punto di incontro tra contemporaneità e tradizione, portano in tavola con stile esclusivo tutta una corrente etnica in evoluzione. Poco catalogabili in definizioni univoche riescono a convogliare insieme generi lontani in un turbinio continuo di rock, folk. Travolgono come un fiume in piena e sulle sponde lasciano un’allegra voglia danzante. Il merito di questo eterogeneo connubio va anche dato alla presenza di due voci, maschile e femminile, che sull’alternarsi giocano il loro punto di forza.L’atmosfera allegra e conviviale non deve però ingannare, i testi sono profondi e impegnati. Il menù è talmente vario che raramente potranno esserci lamentele.

SALTINARIA di Giuseppe Gioia
Il collettivo molisano alla sua seconda uscita sfodera un mondo carico di vibrazioni positive che risponde al nome de “La musica dei popoli”. Questi sette ragazzi hanno delle qualità dirompenti capace di convincere sin dal primo ascolto.
“La musica dei popoli” è un disco composto con una freschezza che lascia sbalorditi: questo pezzo di plexiglas trasuda voglia di vivere, di testimoniare e saltare. La materia musicale della Riserva è varia e mai scontata: si passa velocemente dalla classica patchanka a sonorità nettamente rock, per poi rilassarsi con ritmi etno-acustici e poi via virate folk e vagamente jazzate. Ci sanno davvero fare con gli arrangiamenti questi ragazzi e lo dimostrano in svariati episodi: “La musica dei popoli” è un opener capace di generare un imponente muro di suoni e vibrazioni positive; “Il mio delirio” è un inno liberatorio e arrangiato con una sapienza compositiva matura e invidiabile; “Il riservista” è invece la prova che il collettivo sappia anche scrivere e raccontare fondendo la canzone d’autore con la loro variegata proposta.L’accoppiata della voce maschile e femminile a tratti lascia davvero esterrefatti: non si tratta di voler porre l’accento l’originalità della scelta, ma il risultato finale che abbiamo davanti ai nostri occhi che è semplicemente esaltante.

DOVE C’é MUSICA di Emanule Lombardini
Segnalati in occasione di Musicultura 2008 come una delle realtà folk migliori italiane. Giudizio confermato anche dopo l’ascolto di “La musica dei popoli“, nuovo album della Riserva Moac. Tredici tracce, che fondono suoni tipici del posto con temi sociali, che fanno dell’album un piccolo gioiello. Il disco è uscito fra l’altro in tutta Europa, a testimonianza di come questo genere di musica abbia numerosi estimatori in giro per il mondo fra l’altro la rivista tedesca “Weltmusik” ha nominato questo lavoro della Riserva Moac “Disco del Mese di Agosto”. Bravissimi davvero…

EXTRA MUSIC MAGAZINE di Bianca De Luca
Secondo disco per gli originalissimi e grintosi Riserva Moac, un album che salta da una canzone all’altra dal descrittivo al culturale, al sociale “favoloso” e immaginario Estremamente personale e etnico nelle sonorità, Armoniche, fisarmoniche violini, ciaramelle, zampogne ovvero quella più etnica, intima, nascosta, sicuramente meno convenzionale ma che crea il giusto scenario ai testi cantautorali di Fabrizio Russo, che lanciano la grintosa energia e la voglia di dire, di urlare di raccontare attraverso le voci (sempre in duetto) dello stesso Russo e di Maya Pavone (straordinaria protagonista in ”Barumbà”). Due cover dell’album che, con originalità vanno a fondersi perfettamente con il sound dei Riserva.
Il tour che li ha visti impegnati in Germania e la simultanea pubblicazione dell’album in tutti i paesi dell’unione Europea non fanno altro che arricchire e ispirare sempre più il bagaglio artistico, musicale e culturale sia attraverso strumenti musicali che segrete tradizioni e intime situazioni, di un gruppo che ha molto da dire, raccontare e soprattutto diffondere nel mondo.

LA SCENA di Vittorio Lannutti
Un gruppo che a scapito del nome che porta si guarda bene dal rinchiudersi in una riserva per aprirsi invece il più possibile al mondo e soprattutto alle contaminazioni. I brani sono strutturati su motivi e parole orecchiabili, di facile presa, le liriche rappresentano un vero e proprio valore aggiunto e si fanno largo orgogliosamente in questi tempi di spazzatura mediatica, di insofferenza al ragionamento e all’approfondimento. Con due voci, una femminile ed una maschile, il sound sfodera uno spessore internazionale. La Riserva Moac riesce così abilmente a coniugare le radici e le ali (come direbbero i fratelli Severini): Un buon lavoro, nella forma e nella sostanza, impregnato di aria libertaria, accoglienza e tolleranza…

GUFETTO MAGAZINE di Ilaria Rebecchi
Orchestra e originalità che affonda le proprie radici nella tradizone, così i Riserva Moac tornano con 13 brani in cui ben si amalgamano la canzone popolare e l’elettronica. “La Musica dei Popoli”, la cui title track sembra manifesto sonoro di una formazione a metà tra ripescaggio d’onore alla cultura popolare e sperimentazione electro-rock, tra tripudio strumentale e lirico, Tradizione ed evoluzione sono qui compatibili e perfettamente sposate, in un trionfo creativo di arte e cultura sociale.

 


BIENVENIDO – RECENSIONI


ROCK SOUND di Giuseppe “Pepe” Carpitella
…sicuramente più interessante, soprattutto sotto il profilo culturale, l’esordio della Riserva Moac, autori di un folk arrembante arricchito con strumenti della tradizione molisana come zampogna e fisarmonica. I giovani di Campobasso realizzano 13 canzoni perfette, sia musicalmente che come qualità di testi: uno stile caratterizzato anche da apprezzabili cambi ritmici per una musica in continuo movimento.

TRIBE
I Riserva Moac fanno scaldare i motori con calma: prima un brano struggente(“Introterra”), poi tre canzoni che miscelano world music, ska, reggae e dub, quindi partono a tavoletta e non si fermano più. Tempi dispari, arrangiamenti gioiosi e ricercati, energia e profusione. Fatica e difficoltà non spaventano l’ensemble. Un buon lavoro curato e appassionato.

ROCKERILLA di Edoardo Frassetto
La Riserva Moac viene da Campobasso e ha già raccolto numerosi consensi in vari concorsi nazionali. Non sono dei novellini e lo si capisce subito ascoltando questo album. Bienvenido è il primo album di questo collettivo musicale che si pone come obiettivo quello di creare un sound energico, costruito dall’incontro di strumenti prevalentemente acustici e tipici della musica popolare, come la zampogna, la ciaramella e la fisarmonica e le ritmiche della musica moderna. Un approccio mediato da una componente di mediterraneità che infonde un senso di calore alle canzoni della Riserva Moac. Pezzi freschi e vitali in bilico tra folk-rock, ska, reggae e accenti balcanici, che meritano di essere vissuti sia in ascolto attento sia in una danza frenetica. Impossibile infatti resistere al vortice ritmico e sonoro di “Bienvenido en la reserva” o “Di vedetta sul mondo”, che nelle esibizioni dal vivo saranno sicuramente cavalli da battaglia di prim’ordine.

TUTTO MUSICA  di Gianni Poglio e Michela Vecchia
Questa band viene dalla provincia di campobasso e sa miscelare sonorità etniche e folk con la più moderna tradizione musicale. Davvero geniale l’intro, Introterra, una brevissima suite di quasi due minuti suonata con una zampogna. I restanti quattro brani sono cantati in parte in italiano, in parte in dialetto e si avvalgono di un ottimo intreccio tra due voci, una maschile e una femminile. Una cosa è certa : la RISERVA MOAC è un territorio libero e aperto alle contaminazioni dei suoni del mondo, come essi stessi amano definire la loro musica. Bravi, davvero!

ONDALTERNATIVA a cura di Paolo (www.ondalternativa.it)
Riserva Moac. Ricordatevi bene il nome di questa band perche’ ne sentirete sicuramente parlare.Dal Molise arriva una delle band emergenti piu’ interessanti, ma soprattutto piu’ originali che abbia sentito nell’ultimo periodo. Un sound assoltamente inedito e nuovo in cui si mischiano in modo omogeneo tradizione e novita’; zampogne, ciaramelle, fisarmoniche ed aerofoni si miscelano a strumenti piu’ tradizionali quali chitarra, basso e batteria ed una voce classica come quella di Fabrizio “Pacha Mama” Russo si aggiunge quella di Mariangela “Maya” Pavone che dona alla band maggiore convolgimento calore e richiamo alle radici. Ottimi gli arrangiamenti, testi impegnati profondi ma mai banali, fiati dal sapore antico, l’etno-folk della Riserva, dunque, trova un ottimo punto di incontro tra tradizione e contemporaneità, tra strumenti acustici ed effettistica ragionata, tra l’alternanza delle voci maschile e femminile.

ROCK SHOCK di Ivan Masciovecchio
(Combat) Folk, rock, reggae, generi e culture diverse convivono e si integrano in questa riserva senza steccati, in questa patchanka popolare che il gruppo stesso ama definire come Moac. Una contaminazione ed un’apertura al confronto che però non cancella in nessun modo il forte legame con la terra d’origine, esplicitato in musica grazie all’utilizzo di strumenti acustici di derivazione popolare come la zampogna, la ciaramella, la fisarmonica, e nei testi ricorrendo spesso all’uso del dialetto per raccontare storie di libertà, di pace, di viaggi, di tempo che scorre sempre uguale, di favole di guerra. Tutti ottimi musicisti, supportati magistralmente da una doppia voce maschile/femminile ben integrata nelle diverse timbriche ed intensità.

MUSIC ON TNT di Loris Gualdi
Un viaggio, un’esperienza che tocca tutte le corde di noi, strumenti suonati per la nostra passione per le cose, per le persone, per i luoghi, per i tempi, per le diversità. Perché dall’altro da sé c’è sempre da imparare. Siamo quindi di fronte ad un disco tanto bello quanto vario, e ci sarà di certo più di un motivo per cui la Riserva Moac è riuscita ad aggiudicarsi il primo premio al blasonato Arezzo Wave nel 2003, e nello stesso anno al Mei Fest e al Folkontest, alla biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo 2004, senza contare il prestigioso premio “miglior band europea” al Festival de Lorient, in Bretagna…La voglia di arrangiamenti inusuali si unisce alla necessita’ ricercata di stupefare e integrare senza ghettizzazione suoni e lingue.

ROCK IT di Antonio Rettura
Dell’energico gruppo folkrock molisano in questione se ne sentiva parlare già da tempo, molto prima di questo esordio discografico. Tra l’altro il loro nome compariva già in vetta ai podi di manifestazioni quali Arezzo Wave, Folkontest, Festival De Lorient (Francia), Voci per la Libertà, giusto per citarne alcune. Il sound dei sette ragazzi beneventani si staglia sin da subito per l’originalità timbrica resa da strumenti  etnici quali zampogna e ciaramella (aerofono a doppia ancia). Bienvenido – seppure trattasi d’opera d’esordio – può essere ritenuto senza esitazione alcuna uno dei lavori migliori dell’attuale panorama folkrock italiano. Convinti e convincenti. Insomma, un disco consigliato senza “se” e senza “ma”.

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